Approccio


Nel mio lavoro clinico mi ispiro a un approccio psicoanalitico evolutivo, una cornice teorica che considero particolarmente utile per comprendere la persona nella sua storia, nei suoi legami affettivi, nei passaggi di crescita e nei modi in cui si organizza il funzionamento psichico nel tempo per poter affrontare le sfide che ogni fase della vita pone.

Questo orientamento consente di vedere assieme la storia della persona dandoci significati basati sull'esperienza relazionale e sul modo in cui ha affrontato le varie fasi evolutive della vita. Per me significa prestare attenzione sia ai conflitti interni sia al contesto affettivo e relazionale in cui la storia della persona prende forma.

Il mio riferimento è alla tradizione psicoanalitica sviluppata nell’ambito della Scuola di Psicoterapia Minotauro di Milano, che ha contribuito in modo importante a mettere in dialogo la psicoanalisi con la dimensione evolutiva e identitaria. In questa prospettiva, ogni fase della vita comporta compiti specifici di sviluppo, che possono essere attraversati con maggiore o minore difficoltà a seconda della storia personale, del contesto e delle risorse disponibili.

Persone LGBTQIA+

Nel lavoro con le persone LGBTQIA+, questo approccio mi permette di accogliere e comprendere con attenzione i compiti evolutivi che accompagnano il processo di costruzione dell’identità, del riconoscimento di sé e dell’integrazione della propria esperienza affettiva, relazionale e sessuale.

Per molte persone LGBTQIA+, infatti, il percorso di crescita può essere attraversato da vissuti di dubbio, timore del giudizio, invisibilità, senso di non appartenenza, conflitto familiare o sociale, e talvolta da esperienze di stigmatizzazione o discriminazione. In questi casi, il lavoro terapeutico per me consiste nel dare spazio alla soggettività della persona, sostenendo il suo diritto a riconoscersi, a nominarsi e a costruire un'immagine di sé più integrata e autentica.

Considero centrale accompagnare la persona nel riconoscimento dei propri bisogni, desideri, risorse e vulnerabilità, senza ridurre la complessità della sua esperienza a una sola dimensione identitaria. Ogni percorso è unico, e il mio obiettivo è offrire uno spazio in cui poter pensare liberamente la propria storia, i propri legami e il proprio futuro.

Approccio affermativo

Il mio lavoro con le persone si fonda su un approccio affermativo. Per me questo significa considerare l'orientamento sessuale e romantico, l'identità di genere e l'espressione di genere come dimensioni della persona da accogliere con rispetto, senza patologizzarle, e senza ricondurre la sofferenza all'identità della persona.

L'approccio affermativo, nel mio modo di intendere la psicoterapia, non è solo un atteggiamento di apertura: è una postura clinica che valorizza l’esperienza soggettiva della persona, riconosce l’impatto del contesto sociale e promuove un percorso di cura fondato su ascolto, legittimazione e sostegno alla crescita.

In questo senso, il lavoro terapeutico può diventare uno spazio sicuro in cui affrontare il peso dello stigma, le difficoltà relazionali, i conflitti familiari, le ferite legate al rifiuto o all’invisibilità, e più in generale tutto ciò che può ostacolare un processo di sviluppo libero e pienamente umano.

Importanza dell'ascolto

Nel mio modo di lavorare, l’obiettivo non è fornire risposte precostituite, ma costruire insieme uno spazio di pensiero in cui la persona possa comprendere meglio sé stessa, la propria storia e il significato dei propri vissuti.

Mi interessa accompagnare ogni percorso con un ascolto attento, rispettoso e non giudicante, mettendo il focus sulle possibilità evolutive. Credo che la psicoterapia possa essere un luogo in cui trovare parole nuove per raccontarsi, dare forma alla propria esperienza e aprire nuovi modi di stare con sé e con gli altri.